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Merci pericolose al Campasso, approvata la mozione. Gregorio: «Il Comune non può restare a guardare: la sicurezza dei cittadini viene prima»

 Il Consiglio Comunale di Genova ha approvato la mozione n. 102/2026 sul transito delle merci pericolose sulla linea ferroviaria Sampierdarena–Fegino via Campasso, con il voto favorevole della maggioranza e di un consigliere di minoranza, mentre il resto della minoranza si è astenuto.
La mozione impegna il Comune ad assumere un ruolo attivo per verificare concretamente la possibilità di evitare il transito delle merci pericolose lungo la linea del Campasso, che attraversa un territorio fortemente urbanizzato e, in alcuni punti, passa a distanza estremamente ridotta dalle abitazioni.
«Il punto dal quale siamo partiti è molto semplice – dichiara il consigliere comunale Fabio Gregorio (Partito Democratico) –. Non siamo contro la ferrovia, contro il porto o contro il Terzo Valico. Al contrario, vogliamo più merci su ferro e un porto sempre più competitivo. Ma se esiste un'alternativa concretamente praticabile, dobbiamo fare tutto ciò che è possibile perché le merci pericolose non transitino a pochi metri dalle case».
Con la mozione viene chiesto al Comune di promuovere, con il supporto dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale e del Commissario straordinario del Terzo Valico, un confronto tra i soggetti competenti per acquisire i dati reali e previsionali sui flussi di merci pericolose e approfondire la possibilità di utilizzare l'instradamento ferroviario alternativo attraverso gli attuali binari portuali della Linea Sommergibile, sui quali già transitano le merci su rotaia, comprese quelle pericolose.
La seconda richiesta riguarda l'affidamento a un soggetto terzo, qualificato e indipendente, di uno studio tecnico-scientifico sul rischio, che analizzi gli scenari incidentali, l'esposizione della popolazione residente e le possibili conseguenze, prendendo in considerazione sia il rischio individuale sia quello sociale.
«Su una questione così delicata non bastano rassicurazioni generiche o preoccupazioni: servono numeri, scenari e valutazioni scientifiche. Non vogliamo l'ennesimo tavolo fine a se stesso e non vogliamo studi destinati a rimanere in un cassetto. Vogliamo dare al Comune dati e strumenti tecnici indipendenti con cui presentarsi davanti agli enti deputati a decidere e sostenere con maggiore forza le misure necessarie a evitare il transito delle merci pericolose sulla linea del Campasso».
«Il parere favorevole espresso dalla Giunta attraverso il Vicesindaco Alessandro Terrile è un segnale importante – prosegue Gregorio – perché conferma la volontà dell'Amministrazione di assumere un ruolo attivo. Quando una grande infrastruttura di interesse nazionale ricade sul nostro territorio, il Comune non può limitarsi a dire che non è una propria competenza e rimanere a guardare. Deve rappresentare il territorio e utilizzare fino in fondo gli strumenti a sua disposizione per tutelare i cittadini».
Gregorio interviene anche sull'esito politico della votazione: «Dispiace che, fatta eccezione per un voto favorevole, la minoranza abbia scelto complessivamente l'astensione. È una scelta politica legittima, ma che segna una differenza molto chiara tra due modi di affrontare questa vicenda. C'è chi preferisce continuare ad attendere e chi ritiene invece che sia arrivato il momento di fare qualcosa di concreto per i cittadini. Noi abbiamo scelto di agire.»
«Le grandi infrastrutture sono fondamentali per Genova, ma quando producono effetti sui nostri quartieri un'Amministrazione ha due possibilità: assistere inerte alle decisioni prese altrove oppure scegliere di non abbandonare il proprio territorio. Noi scegliamo questa seconda strada».
«Il Comune non può decidere da solo dove debbano transitare i treni – conclude Gregorio – ma questo non significa che debba essere uno spettatore. Possiamo non avere tutte le competenze, ma abbiamo certamente una responsabilità: non lasciare soli i cittadini. Vogliamo un porto più forte, una ferrovia più forte e una Genova più competitiva. Ma vogliamo anche una Genova che non abbandoni i propri quartieri e i propri cittadini.» 

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